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LABORATORIO FOLKLORISTICO-POMIGLIANO FA LEVEL UP

Laboratorio Folkloristico è un progetto fondato da Francesco Manna , Vincenzo Pagliara e Vincenzo Monda, 3 bartender ed amici che dopo aver lavorato insieme per un periodo e successivamente aver fatto ognuno le proprie esperienze in giro per l’Italia e per il mondo , decidono di rientrare nella loro terra.

Non è solo un bar, ma una fucina di idee ed iniziative.

Proponiamo una modalità diversa/nuova di gestire un bar, focalizzandoci sui prodotti e gli elementi locali, sulla tradizione e sull’artigianato, ma con un approccio internazionale ed innovativo, è una certa attenzione al sociale. L’interezza del design gioca su un qualcosa di fatto in casa, su cui i 3 fondatori hanno lavorato come pittare ed assemblare alcuni degli arredi e rimettere a nuovo alcune zone del locale.

Musicalmente le playlist esterneranno artisti del Sud (dagli Almamegretta ai 99 posse e la Famiglia passando per Enzo Avitabile, Marcello Coleman ed altri gruppi minori Campani. La stessa cosa verrà evidenziata nelle serate di musica live: gruppi inediti campani. Innovazione e sperimentazione saranno alla base del nostro lavoro, portando il mondo del bere miscelato ad interconnettersi con alti ecosistemi. L’impegno sociale e la valorizzazione delle proprie radici in chiave internazionale.

Nell’innovazione tecniche un po’ piu moderne e trendy ( ri- Distillazione con Rotovap, chiarificazione, fermentazioni)
All’interno dei nostri drink si puo trovare al massimo 1 ingrediente estero che rappresenta la nostra connessione ed esperienze con esso. Non utilizziamo Lime, ma solo limoni ( diverse zone a seconda di quello che riusciamo a reperire ) e verdelli.
Giochiamo anche con le acidità di diversi aceti e fermentati in sostituzione di essi. Invece della descrizione dei drink , si può trovare da dove reperiamo gli ingredienti e con chi collaboriamo. La dicitura Folkloristico , è riferita a tutti gli ingredienti che coltiviamo nel nostro orto. Nella tradizione usiamo tecniche un po’ piu datate e ispirazioni a ricette ed ingredienti folkloristici

FANTASTICO! THAT’S FOLKS🍸

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SMARTPHONE & ALCOL

Il nostro telefono ci potrebbe avvisare del limite di alcol consentito dalla legge per metterci alla guida.

Uno studio condotto da ricercatori americani pubblicato sul “Journal of Studies on Alcohol and Drugs” ha dichiarato che dallo smartphone si potrebbe rilevare la soglia di alcolicità consentita presente nel nostro corpo per mettersi alla guida. I partecipanti al progetto di età compresa tra i 21 e 43 anni hanno registrato la loro andatura da sobri tramite dei sensori, dopo di che, gli è stato somministrato dell’alcol fino a raggiungere il limite massimo consentito dalla legge. L’andamento del corpo cambiava e lo smartphone tramite i sensori di movimento avvertiva il soggetto di non mettersi alla guida. Il ricercatore capo Brian Suffoletto, ha dichiarato: “Abbiamo potenti sensori che portiamo con noi ovunque andiamo. Dobbiamo imparare come usarli per servire al meglio la salute pubblica”.

Lo smartphone e i suoi benefici nell’era tecnologica.

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UNA PERLA A SORRENTO🍸

Si chiama SHUB ed il loro motto è LINEAR FEELING.

Un piccolo gioiellino nel centro di Sorrento, questo locale di recente apertura offre una proposta studiata nei minimi dettagli. Una selezione di vini, distillati e cocktails accompagnati da abbinamenti gastronomici raffinati. Non perdetevi l’aperitivo è un’esperienza sensoriale!

INSTAGRAM @shubsorrento

Scendendo le scale ci si ritrova catapultati in un altro mondo. Intimità e segreto la fanno da padrone, musica elettronica di nicchia ed una fantastica carta cocktails vi accompagneranno in una serata indimenticabile. Tappa obbligatoria per chi cerca qualità, servizio e sopratutto passione.

Un team formato da ragazzi davvero speciali, break a leg guys!

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MEZZA RED, POCO GHIACCIO!

L’incubo di tutti (o quasi) i Bartender, quella richiesta che ti lascia sempre un po’ di amaro in bocca, i tentativi di dissuadere il cliente proponendogli qualcosa di diverso. Chi non c’è passato? È solo un brutto cocktail? Un inutile spreco di lattine di Redbull?

Non ci sono notizie certe sulla nascita e “l’inventore” di questa usanza, si fa risalire la sua origine a cavallo tra gli anni ’90 e 2000, in Austria, e la sua fama è aumentata di pari passo con la crescente diffusione degli energy drink. Ogni nazione lo chiama in modo diverso: Byk (Toro), in Russia; Gummibarli in Austria e alcune zone della Svizzera; Vod Bomb nei paesi Anglofoni. In Italia Vodka Redbull, con le sue varianti fruttate, fino a diventare mezza red, affettuosamente chiamata dai veterani della notte. Ma oltre all’odio incondizionato da parte dei lavoratori del settore, questa roboante miscela ha delle non poco gravi controindicazioni. Molti studi scientifici hanno dimostrato che l’assunzione di Alcol ed energy drink combinati tra loro possono portare effetti collaterali fisici e psicologici, più che se si bevesse alcol da solo. Ciò include palpitazioni cardiache, problemi di sonno, senso di tensione o agitazione. Questo è il risultato dell’elevato volume di caffeina nelle bevande energetiche. Inoltre, uno studio dell’Università di Medicina di Messina ha dimostrato come l’assunzione di questo mix può ridurre i sintomi dell’intossicazione da alcol, inclusi gli effetti depressivi. Di conseguenza, i consumatori potrebbero non sentire i segni di un’eccessiva assunzione di alcol, aumentando così la probabilità di incidenti e/o favorendo la possibilità di sviluppo della dipendenza da quest’ultimo. Invece, uno studio del Dr. Richard van Rijn ed il suo team della Purdue University, analizzando i risultati di un esperimento svolto su topi da laboratorio, ha notato che le reazioni nei cervelli di alcuni esemplari a cui aveva somministrato bevande con alti contenuti di alcol e bevande energetiche erano quasi identiche ad altri a cui era stata somministrata cocaina. Questo è dovuto anche alle alte percentuali di zucchero (27,5 g per una lattina di 250 ml) e caffeina (80 g per la stessa lattina) presenti in una lattina di energy drink, che rappresentano un terzo del fabbisogno giornaliero di un maschio adulto, metà se si tratta di una donna, da sommare poi alla quantità di alcol che si va ad aggiungere. Quindi, a conti fatti, conviene davvero farsi del male bevendo questo mix di alcol, caffeina e zuccheri dal sapore estremamente stucchevole? Se non sapete cosa prendere, fatevi consigliare dal Bartender! E se avete bisogno di così tanta dolcezza, tranquilli, vi sa anche coccolare…

Autore: Salvatore Tizzano

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NANOTECNOLOGIA & VINO

L’uso di minuscole nanoparticelle magnetiche può essere la chiave per rimuovere alcuni difetti dal vino

Un team dell’Università di Adelaide ha utilizzato con successo la nanotecnologia per sviluppare un polimero in grado di rimuovere una metossipirazina, il composto noto per produrre l’aroma del “capsico verde”, dal vino Cabernet Sauvignon. La ricerca si è basata sul lavoro svolto da un team dell’Australian Wine Research Institute (AWRI) il quale ha sviluppato con successo un metodo di separazione magnetica in grado di separare le proteine dal vino in modo rapido ed efficiente inducendole a legarsi a un polimero di plasma con acido acrilico rivestito con nanoparticelle magnetiche, senza influenzare i fenolici.

La dott.ssa Agnieszka Mierczynska-Vasilev dell’AWRI ha affermato che la nanotecnologia avrà un impatto sostanziale sul settore vitivinicolo, come la regolazione delle proprietà sensoriali del vino per ottenere un gusto o una consistenza migliore o la modifica del valore nutrizionale.

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IL PIU’ GRANDE SPETTACOLO CHE AVRETE OCCASIONE DI VEDERE!

Medicina e Miscelazione hanno avuto fin dall’antichità un legame stretto. Ma, mentre personaggi come il Dottor Johann Siegert e Antoine Peychaud ci hanno regalato due tra i bitter più conosciuti ed utilizzati al mondo, c’era un’altra categoria di medici, se così si può definirli, che hanno fatto la storia, in negativo, in un periodo misterioso ed affascinante come quello del Far West. Ma chi sono questi personaggi?

Il più grande spettacolo che avrete occasione di vedere”, gridavano dai loro carri trainati da cavalli, allestiti come “bar” ambulanti. Venditori itineranti, grandi intrattenitori, si spacciavano per medici, cialtroni in realtà, che con i loro spettacoli erano soliti propinare ai poveri malcapitati i loro potentissimi Elisir.

Giravano di città in città con i loro Tonici Miracolosi, accompagnati spesso da veri e propri spettacoli, artisti circensi, slogan accattivanti, tutti artifici per accalappiare il povero passante incredulo e fargli acquistare il loro fantasmagorico prodotto, con la promessa di curare tutti i suoi malanni, dai più lievi come la calvizia, la balbuzia e l’indisposizione di stomaco fino ad arrivare alla temutissima tubercolosi. Ma cosa c’era in realtà in questi incredibili rimedi? Droghe come oppio, cocaina e morfina, a volte in dosi singole, altre volte anche combinate tra loro, che inibivano il corpo intontendolo, dando una fallace sensazione di benessere, erbe “medicinali”, usate senza cognizione di causa o conoscenze vere e proprie, il tutto mixato ad un’alta percentuale di alcolici, che servivano a renderli piacevoli da ingurgitare; dei veri e propri Mixologist! La loro parlata fluida, lo spettacolo che offrivano e la loro capacità di vendita non può che non farli entrare di diritto nell’albero genealogico dei più moderni bartender, magari in quel ramo di famiglia che tutti hanno e di cui un po’ chiunque si vergogna… Ma sempre della tua famiglia si tratta! Ed è giusto ricordarli, menzionando alcuni dei loro tonici più famosi.

Tra gli elisir più iconici ricordiamo:

Kendall’s Balsam: (61% di Alcol- fortificato con 5 chicchi di oppio per Oncia) per il morbo del colera

Old Sachem Bitters: Purificatore di Sangue (Oppio, Alcol, erbe secretate)

Kickapoo Indian Sagwa: Il più famoso tra questi, della Kickapoo Company, conteneva erbe, radici, bacche, grasso di bufalo e grandi quantitativi di alcol. Avrebbe dovuto curare nervosismo, disturbi infiammatori e reumatismi.

Salvatore Tizzano

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IL BAR PIU’ FUTURISTICO Al MONDO

Nell’ultimo decennio molti proprietari di bar si stanno ritirando nel passato aprendo speakeasy in stile anni ’20, altri invece stanno spingendo verso il futuro sognando bar che abbracciano una tecnologia all’avanguardia. Ho deciso di parlarvi di quello che più mi ha colpito.

GRAFFITI BAR, TOKIO

Vanta quella che è stata descritta come la più grande installazione di display multi-touch al mondo. In questo bar i clienti possono ordinare tramite un menù interattivo, disegnare i loro “graffiti”, interagire con i camerieri, godere di contenuti multimediali e perfino giocare. Insomma un’esperienza davvero insolita da provare almeno una volta nella vita. Non a caso l’innovation Cities Index 2018 ha eletto Tokyo come la città più high tech del mondo.

Godetevi il video – TheAlcolBlogger

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Per Giove! Questo è un vero imbroglio!

Ada, storia e retroscena di una leggenda del bartending

Ada Coleman

“Coley, sono stanco, preparami qualcosa di saporito e che mi dia un po’ di carica!”. Questa iconica frase è passata alla storia come la scintilla che portò alla creazione di un ben noto cocktail. Ma facciamo un passo indietro…

Inghilterra, 1875, una famiglia di umili origini da i natali a Ada Coleman. Poche notizie certe della sua provenienza, ciò che si sa di certo è che il padre era uno steward al Rupert D’Oyly Carte golf club’s, e che morì quando la donna aveva solamente 24 anni. Ritrovatasi in difficoltà, lo stesso D’Oyly le offrì un posto di lavoro prima in un negozio di fiori e poi nel bar del Claridge Hotel.Rupert D’Oyly era un giovane rampollo, che all’età di 27 anni prese il posto del padre alla guida del Savoy Group, un importante gruppo imprenditoriale che comprendeva, tra i tanti, il già citato Claridge e il ben più noto Savoy Hotel.Ed è in questo periodo che Coley, così erano soliti chiamarla i suoi clienti più affezionati, muove i suoi primi passi nel mondo del bartending; è lei stessa a ricordare che il primo cocktail che le fu insegnato fu un Manatthan, dal signor Fish, all’epoca sommelier del locale. C’è da dire che Ada fu un’eccezione per la sua epoca, visto che in quel periodo a 24 anni era già al limite dell’età per gli standard lavorativi femminili, poiché esisteva una legge che impediva a pub e bar di assumere ragazze oltre i 25 anni. Ma non bastò questo per fermarla; infatti, grazie al suo carattere esuberante e piacevole, al suo essere alla mano e alla capacità di farsi amare dai suoi clienti, Ada, nel 1903, passò al Savoy con il ruolo di Head Bartender. Anche se molti credono che fu la prima e unica Barlady di un importante bar come il Savoy, in realtà già dal 1902 il locale ebbe un’altra grandissima donna a capo, una certa Ruth Burgess, meglio conosciuta come “Miss B”, ma questa è un’altra storia. Tornando a Ada, la sua frizzante personalità e smisurata gentilezza la fece entrare subito nelle grazie di personaggi illustri del calibro di Charles Chaplin, Mark Twain, e addirittura il principe di Galles. Questa fantastica donna affiancò al suo lavoro una passione smisurata per il mondo del teatro, portandola a conoscere molti tra gli attori più affermati del periodo, che oltre ad essere suoi clienti, venivano spesso ospitati in feste estremamente curate che Ada teneva mensilmente nella sua casa. Queste situazioni la resero persona molto conosciuta, tanto che il London’s Daily Graphic scrisse: “che chiunque si rechi al suo bancone non può far altro che innamorarsi di lei”; in più la sua fama e la sua natura festaiola la rese custode di parecchi gossip e pettegolezzi sui vari personaggi dello spettacolo che mai si sognò di raccontare ad un qualsiasi tabloid. Ed è proprio per uno di questi attori famosi, suo grande amico, sir Charles Hawtrey, che creò uno dei cocktail più iconici della storia della mixologia. Una sera, stanco dopo una lunga giornata lavorativa, sir Charles si sedette al suo solito posto e chiese: “Coley, sono stanchissimo, fammi qualcosa che mi dia un po’ di carica”. Accettata la sfida, Ada sperimentò varie ricette, trascorrendo ore per trovare la giusta combinazione per il suo amico, finchè non gli fece assaggiare il risultato finale. Dopo averlo bevuto, l’attore esclamò: “By Jove! This is the real Hanky-Panky!” (Per Giove, questo è un vero Hanky Panky!), dove Hanky Panky stava per “Imbroglio” oppure “Effusione Sessuale”, esclamazione data probabilmente dalla carica alcolica che il cocktail ti dava solo dopo averlo finito. E così quello fu il nome che venne “affibbiato” a quel cocktail, entrato di diritto nella storia. Storia che lo ha portato fino ai giorni nostri, grazie anche al “Savoy Cocktail Book” Di Craddock, che sostituì Ada come Head Bartender quando lei si ritirò, anche se tra i due non scorreva buon sangue, forse perchè all’americano dava fastidio essere comandato da una donna. Nel dicembre del 1925, dopo un periodo di ristrutturazione dell’hotel, la Coleman decise di ritirarsi dal Savoy, forse per l’età che avanzava o forse per i rapporti non idilliaci con Harry; alcuni dicono che abbia continuato a lavorare nel negozio di fiori dell’hotel, tuttavia, nel 2016, l’archivista del Savoy Susan Scott afferma di non aver trovato prove di questo. Probabilmente Coleman ha lavorato per un periodo di tempo, part-time, gestendo il personale del guardaroba delle signore presso l’hotel Berkeley.

Propongo qui una ricetta meno nota dell’iconico Hanky Panky, che ormai tutti conoscono a memoria, ma che comunque merita una menzione:

Eddie Brown Cocktail

1 ¾ oz Gin
¾ oz Lillet Blanc
2 Dash Apricot Brandy
Tecnica: Shake & Strain
Bicchiere: Coppetta o Nora Glass

Scritto da Salvatore Tizzano

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MUSICA & MATURAZIONE

Questa storia ha dell’incredibile, ma la scienza e dalla loro parte!

La distilleria Copper Kings in Luisville, Kentucky, nella produzione del loro brandy artigianale applica al processo di maturazione un elemento davvero insolito. Ebbene si, musica reggae, hip hop e jazz. Il team ritiene che le pulsazioni musicali alterino l’evoluzione dello spirito nella botte, migliorando sotto diversi aspetti il prodotto finale.

La dark Island a New York, anch’essa una famosa distilleria che ha sposato appieno questo metodo di maturazione, ci spiega che il team punta verso i whisky e rum del 1700. Secondo gli storici sembrerebbero stati quelli di migliore qualità in assoluto, non a caso venivano trasportati nelle stive delle navi oppure nei vagoni dei treni per un periodo di circa 6 mesi, dove l’unica costante era il MOVIMENTO.

La mia opinione personale è che le vibrazioni creano una maggiore interazione tra il liquido e la botte, favorendo lo scambio tra di essi.

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3 BAR INCREDIBILI MA VERI!

1-SKELETON BAR

Disegnato dall’artista svizzero Hans Ruedi Giger, (creatore di Alien). Questo bar sembra l’interno di una balena aliena, decorato con infissi ultramoderni che si contrappongono a strani muri scheletrici. Le sedie ricordano tentacoli biomeccanici.

Si trova in Svizzera a Gruyères.

In un’unica parola “ULTRATERRENO”

2 BAOBAB TREE BAR

E’ una specie di cattedrale della natura, e quando ci si entra bisognerebbe farlo con rispetto che si ha per un luogo sacro. In realtà, sembra assurdo, stiamo parlando di una bar aperto circa 25 anni fa in un remoto angolo del Sudafrica. La sua caratteristica, unica e speciale è quella di essere stato ricavato all’interno di un albero, vecchio di ben 6.000 anni!

In un unica parola “COLOSSALE”

3 THE RED SEA STAR

Situato a Eilat, Israele. Ebbene sì, questo bar si trova sott’acqua, costruito rispettando una politica di eco sostenibilità. Romantico e suggestivo, bisogna prenotare con mesi di anticipo se si volesse sorseggiare un drink e guardare il mondo marino da una finestra.


In un unica parola “UNDERWATER”




Tu conosci altri bar stravaganti ed incredibili che esistono davvero?
Scrivicelo nei commenti.

Sapevi che in Italia esiste un concept bar in soli 27 mt^2?
Inizia anche tu!

Se proprio non sai da dove iniziare dopo la quarantena dai un’occhiata qui.



Qui dal tuo bartender di quartiere è tutto.

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7 consigli per ripartire alla grande se hai un’attività commerciale

Questa quarantena sembra non finire più, tra una proroga e l’altra siamo arrivati alla conclusione che non si può più restare con le mani in mano.

Come imprenditore e gestore di un’attività commerciale sai bene quanto è importante ripartire e, soprattutto, prepararsi a farlo con il piede giusto.

Allora ti chiedo:
Come stai impiegando il tuo tempo?
Hai già pensato a qualche mossa per ricominciare?

Noi, nonostante tutto, continuiamo a vedere il bicchiere MEZZOPIENO perché – ed è importante ricordarlo – ad ogni crisi corrisponde una rinascita.

Ecco allora 7 mosse per affrontare la quarantena con il piede giusto:

1- Comunicare è fondamentale: che sia con il tuo team, i tuoi clienti o i tuoi concorrenti, ricorda che la comunicazione deve essere veloce, chiara, trasparente, ma soprattutto positiva.

2- Mantieni unito il tuo team: cerca di tenere alto il loro umore. Prenditi del tempo per inviargli messaggi positivi o organizzare videochiamate di gruppo. È un’ottima opportunità per conoscerli personalmente e non solo per la loro posizione lavorativa.

3- Interagisci con la tua community: i tuoi clienti sono le tue “spalle larghe” e non vedono l’ora di entrare nel tuo locale per respirare aria di ritorno alla normalità. Sperimenta nuovi modi per restare in contatto con loro e pensa a come ringraziarli per essere tornati da te subito dopo la riapertura.Ma dopo? Che faccio? Come riparto?

4 – Pianifica le date: Inizia a pianificare la riapertura facendo campagne e post su Facebook, invita i tuoi followers all’azione. E se dovessero prorogare ancora? Bene, fa si che l’evento possa svolgersi anche online se così non fosse, tanto meglio: avrai già programmato tutto per la nuova data e si sa, prepararsi in anticipo aiuta sempre!

5- Fai gruppo con i tuoi colleghi: l’unione fa la forza e, soprattutto in situazioni come queste, è fondamentale creare legami solidi con chi lavora nel tuo stesso campo. Fate brainstorming, parlate di nuove idee, progetti e strategie per invogliare le persone a tornare da voi o, perché no, a scoprirvi per la prima volta.

6- Adeguati e rimani al passo: approfitta per fare ciò che rimandavi da tempo. Crea un nuovo menu, sperimenta un servizio a domicilio. Non avere paura di investire in qualcosa che può portarti maggior profitto al momento della riapertura.

7- Raccontaci la tua storia da banco: Entra a far parte di questo nuovo format, pensato per i bartender e cocktail lovers di tutta Italia. Non buttarti giù, piuttosto dai un’occhiata qui.

C’è già chi ha seguito questi passaggi, il risultato è un cocktail tascabile adatto a tutti.
Inizia anche tu!

E tu avevi già pensato come ripartire?

Scrivici nei commenti altri modi per ricominciare, saremo lieti di ascoltarli e prendere appunti!



Qui dal tuo bartender di quartiere è tutto.

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REALTÀ VIRTUALE VS ALCOLISMO

Nuovi studi promettono di curare la dipendenza dall’alcolismo attraverso la realtà virtuale

Un gruppo di scienziati della Corea del Sud scommette sulla realtà virtuale come terapia per il trattamento dei disturbi dovuti all’abuso di alcol. I loro studi sono stati pubblicati sul Journal of studies on alcohol e drugs.

Il team composto da otto ricercatori, ha reclutato dodici pazienti sottoponendoli a dieci sedute di terapia attraverso la realtà virtuale. Le sessioni si sono svolte due volte a settimana ricreando vari scenari. Nel primo è stato ricreato un ambiente rilassante dove il paziente ha potuto godersi il suo drink, nel secondo è stato catapultato in uno scenario ad alto rischio insieme ad altre due persone che facevano abuso di alcol. Nel terzo scenario sono stati circondati da immagini, suoni e perfino odori riguardanti i danni che crea l’abuso sconsiderato di alcol. L’obiettivo è stato quello di ricreare in uno spazio sicuro e controllato “situazioni che scatenassero paura e ansia”.

Afferma il ricercatore senior Doug hyun Han dell’ospedale universitario Chung-ANg di Seul, che dopo questa prima fase di terapia i risultati sono stati molto soddisfacenti, suggerendo che si tratta di un approccio promettente perché mette i pazienti in situazioni simili alla vita reale e richiede la loro partecipazione in modo attivo. Inoltre le sessioni possono essere strutturate su misura per ogni individuo. Tuttavia, sono ancora necessari studi approfonditi per verificare se la realtà virtuale ha un impatto significativo sulla vita dei pazienti e soprattutto aiutarli a evitare ricadute.

Un piccolo passo è stato fatto, d’altronde Roma non è stata costruita in un solo giorno.